-Don't eat Chinese- before the Gig.

Un blog sulla vita di due affamati studenti abitanti di un tristemente fascista dormitorio maschile nella città che per eccellenza è degli studenti (Pisa) in cui i possibili stimoli non superano la birra ad un euro. e il cui scopo è la sola masturbazione intellettuale (e non).

Stranger Things: una disamina semiseria e senza alcuna pretesa

by zenebula

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[Warning : spoiler alert]

perdonatemi, sono necessari

Buongiorno gente, scrivo queste righe per parlarvi della suddetta serie tv, invitandovi a rileggere il titolo con un pizzico di ironia (‘disamina’ con ‘semiseria’ e ‘senza alcuna pretesa’ formano di per sé un gran bell’ossimoro), in quanto il mio sarà più uno sfogo (forse)(spero). Intanto, cos’è Stranger Things? E’ una serie tv(ma và? Ebbene sì.) americana (a mio avviso, importante specificarlo in quanto trovo molto più gradevole seguire una serie tv con attori inglesi, ma è solo una mia preferenza, mi piace molto di più l’accento inglese che non quello americano, ma probabilmente sono solo le vocine nella mia testa) di otto puntate andata in onda questo luglio su Netflix. Il genere è quello che sicuramente fa di questa serie tv un must-see per gli amanti del sovrannaturale, sgomitando in un panorama serietelevisivo dominato da altri generi. Per quanto mi riguarda, questa serie tv è stata una piacevolissima sorpresa. Avendo visto X-Files prima e purtroppo rimanendo orfano da Fringe (un lento ed inesorabile declino) ho trovato in ST (concedetemi di abbreviarlo) una calamita che mi ha tenuto attaccato al monitor per un sabato notte e per la domenica, regalandomi momenti di suspance e di coinvolgimento emotivo. Ma entriamo nel vivo della discussione: siamo nel pieno degli anni ’80 (già questa, secondo me, una scelta ultravincente) in una piccola città dell’Indiana, Hawkins. La vita scorre tranquilla in questo piccolo centro dove vi è però un supersegretissimo centro di ricerche ed esperimenti su soggetti per l’addestramento all’uso di poteri telecinetici e telepatici (maledetti commies!) mascherato da dipartimento dell’energia gestito dal governo. Tutto parte quando un ragazzino, Will Byers, scompare in circostanze sospette (non vi dirò altro, spero vi serva come spinta motivatrice a guardare le otto puntate). Il suddetto ragazzetto fa parte di una combriccola di appassionati di gioco di ruolo, a scuola fanno parte del club del radioamatore e sono bersagliati dal bullo di turno. Insomma avete capito. La scomparsa di Will ovviamente è il motore scatenante di tutta la serie di eventi che si succederanno durante la serie. Sono volutamente vago, voglio volontariamente “banalizzare” l’evento per provare a smuovere la vostra curiosità, non sminuirla. Abbiamo detto il ‘dove’ ed il ‘quando’, parliamo adesso del ‘chi’. I protagonisti di questa serie secondo me sono tre (moralmente quattro):

– Joyce Byers: madre di Will ed interpretata da (a mio modestissimo avviso) una Winona Ryder in grandissimo spolvero. Forse voglia di riscattarsi? Sia televisivamente che socialmente? (ricordiamoci che ha recitato sotto un certo Francis Ford Coppola ed altri tizi a caso di nome Martin Scorsese e Tim Burton [qualcuno ricorda Edward Mani-di-forbice?], vincendo un golden globe e ricevendo una nomination per l’Oscar, ma è stata anche arrestata per taccheggio e trovata in possesso di un discreto quantitativo di psicofarmaci, probabilmente per questo motivo le scene in cui fa la pazza le vengono così naturali. [Chiedo scusa per la battuta infima, nella mia testa suonava più divertente]). E’ il pilastro portante della fase sovrannaturale della serie, colei che non si arrende neanche davanti al ‘presunto’ cadavere del figlio trovato successivamente, colei che urla, scalcia e non demorde MAI. Mi sei piaciuta davvero, Winona, non è facile passare dal grande cinema alle serie tv (attenzione, non che sia un palcoscenico meno importante, solamente diverso, imho) e sei riuscita a commuovermi nella tua interpretazione.

 

– Jim Hopper: il capo della polizia locale interpretato da David Harbour (lo troviamo anche in I segreti di Brokeback Mountain [assieme ad Heath Ledger] ed in tempi più recenti in Black Mass – L’ultimo gangster). Lui rappresenta invece la colonna razionale della serie (almeno fino a tre quarti dello svolgimento degli eventi), con un lutto pesante alle spalle, affronta le giornate sostenuto da discrete dosi di farmaci non meglio specificati, ma è comunque un poliziotto concreto, che non si lascia intimorire per seguire il proprio fiuto (riesce ad infiltrarsi nel cuore del segretissimo laboratorio del governo a suon di bugie, sottili ironie, pugni e pallottole). Un buon vecchio poliziotto vecchio stile, mi sentirei di dire. Mi è piaciuta anche la sua intepretazione, solida e convincente.

 

– Il quartetto dei ragazzetti: Mike, Dustin, Lucas e Will. Rappresentano la parte divertente ed imprevedibile della situazione, danno quel tocco di freschezza alla serie e fungono da medium con Undici, la ragazzina-arma telecineticopatica del governo che starnazza di qua e di là per riaverla indietro, ma ne parleremo brevemente in seguito. Come dicevo, i ragazzini offrono quel tocco di innocenza e di semplicità che rende questa serie tv particolare, non monotona e con quella piccola risata a denti stretti che riescono a strapparti di tanto in tanto, utile per non appesantire troppo una serie tv che comunque verte su argomenti interessanti quali universi paralleli, studi sulle onde cerebrali, vasche di deprivazione sensoriali ed esperimenti su esseri umani in cattività. I ragazzini, secondo un mio punto di vista sono tre per un motivo particolare: rappresentano tre aspetti di una persona. Razionalità (Lucas), Fantasia (Dustin) e Sentimento (Mike). O anche allineamenti GdRristici, vista la loro passione, come la Legalità, la Neutralità e la Caoticità. Ma probabilmente sono sempre le vocine nella mia testa.

 

– L’esperimento: Undici. È la ragazzina che riesce a liberarsi dalle sue catene e che si imbatte nel gruppo di ragazzini e che troverà in loro un riparo dal governo che la bracca incessantemente. E’ “l’arma” che hanno a disposizione i buoni per ritrovare Will. La cosa che mi è piaciuta davvero tanto è stata la scelta visiva del personaggio: è Evey Hammond di V per Vendetta. Pensateci: rapite e costrette a subire torture psicologiche per poi trovare comunque il loro riscatto. E poi sono uguali anche fisionomicamente. O sono ancora le vocine?

 

In questo ultimo insieme raggruppo personaggi secondari ma non meno importanti:
Jonathan Byers (fratello di Will). Un sociopatico amante della fotografia (fate due più due) che scopre l’amore ed il due di picche a fine serie. Mi sta un po’ sul culo perché invece lui mi ricorda molto Daryl di The Walking Dead. Anche qua secondo me (mi sono accorto di non essere l’unico a pensarlo) la scelta caratteriale ha influenzato la scelta dell’attore: sono uguali.

Nancy Wheelers (sorella di Mike): la classica ragazza per bene con bei voti a scuola che finirà a letto con il belloccio della situazione (il brivido della trasgressione, probabilmente) e che proverà ad innamorarsi del sociopatico. Il suo ritrovato coraggio la porterà a combattere, sparare (‘Murica! [NdR]) ed addirittura addentrarsi nel sottosopra per cercare la sua migliore amica Barbara. Preferirà il belloccio non si sa per quale motivazione (sarebbe stato troppo banale, forse?). Mi ha fatto simpatia/antipatia a fasi alterne, ma è ovviamente una considerazione personale.

 

Prima di concludere, volevo spendere due parole per alcune cose che, saranno sicuramente marginali ma che ho notato e voglio condividere con voi.

Prima di tutto, Barbara. Non se l’è cagata nessuno. Mi ha fatto, contemporaneamente, una tristezza ed una tenerezza infinite. Ti voglio bene, Barb.

La madre di Mike. Cioè, parliamone. Hai in casa, nascosta sotto ad un tavolo coperto da un lenzuolo una bambina, tuo figlio si nasconde in tasca quintali di waffles per sfamarla e NON TE NE ACCORGI? Re-FUCKING-ally? Boh, sta cosa mi ha turbato parecchio, scusate.

Il professor Clarke. Stima a prescindere.

Un’altra cosa che ho notato nella parte finale della serie è che (è tutto nella mia testa, lo so) la collocazione temporale della serie abbia fatto dei salti. Mi spiego. E’ come se in alcuni momenti, fossero vissuti negli anni ’80, in altri nei primi anni ’60. Le acconciature, i vestiti, mi hanno dato quest’impressione. Ma attenzione, è solo una constatazione, non una critica.

La colonna sonora. Clash. Jefferson Airplane. Devo aggiungere altro?
La sigla di apertura. Breve. Ipnotica.

 

Detto ciò Stranger Things è una godibilissima serie TV che non lascia momenti morti, ti trascina nel sottosopra, ti tiene con il fiato sospeso e che ti farà sicuramente gelare il sangue quando vedrai sfarfallare le tue luci di natale.

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Un’altra Storia Americana X

by cispiollohc

Regia: Henry Bean

Cast: Ryan Gosling; Billy Zane; Theresa Russell; Summer Phoenix

Genere: Drammatico, 102′

Nazione di Produzione: USA, 2001

Tratto dall’omonima opera teatrale scritta dal regista Henry Bean, The Believier è stato presentato al Sundance Film Festival nel 2001, ricevendo il Premio della Giuria.

Un giovanissimo Ryan Gosling interpreta Danny Blint, un ragazzo che chiamare problematico è un eufemismo: di famiglia ebraica, fin dall’infanzia sembra non voler seguire la via della Torah ma piuttosto si unisce ai gruppi di estrema destra nazista e fascista della città.

Inizia ad operare ai limiti della legalità, cercando di compiere ciò che crede fermamente giusto: la superiorità della razza ariana e la “soluzione finale” (lascio a voi spettatori l’interpretazione.)

Per Danny tutto questo è un percorso sia esistenziale che ideologico che lo porta a decisioni difficili e di grande risonanza giungendo infine ad un finale già scritto e ineluttabile.

Dal punto di vista tecnico il film contieni tutti gli elementi caratteristici del cinema indipendente degli anni ’00: telecamera sporca e sempre in movimento, con inquadrature che a volte tagliano perfino gli attori, la luce è sempre nebbiosa e i dialoghi pesanti, di non facile ascolto, quasi a voler creare un distacco con il pubblico sia per le tematiche e sia per il modo in cui sono trattate certe tematiche.

Nonostante gli incassi scarsi e il modo aspro, violento, quasi disturbante di porsi, il film ha ricevuto un grande successo dalla critica sia durante l’evento del Sundance sia poi in seguito nel resto del mondo.

Lascio infine a voi l’opportunità di fare un confronto fra il protagonista e i personaggi di Derek Vinyard (Edward Norton in American History X) e Trevor (Tim Roth in Made in Britain).

Caro Moog ti scrivo

by Mister Squishy

Sfogli le pagine di una rivista e scopri che è l’anniversario del Moog. Per me è solo un mesiversario, forse il secondo. Non mi ero accorto che era sempre presente, non mi ero accorto che era sempre lì anche quando non ci facevo caso. Uno degli strumenti più rivoluzionari del Novecento, il padre indiscusso del remix. Mentre a Woodstock la country music, il rock, i grandi autori e i giovani felici (anche di rotolarsi nel fango) intonavano

“And it’s 1-2-3, what are we fightin’ for? Don’t ask me I don’t give a damn, the next stop is Vietnam

piccoli Walter Carlos crescevano e nella loro follia nascevano “Switched-on Bach“, pionieri del settore. Come seguire l’elettronica, quando si era appena imparato a suonare la electric guitar? Come biasimare chi pensa che Wendy Carlos vada bruciata/o per aver Re-Synthesized Bach? A loro chiedo di guardarsi arancia meccanica senza l’assordante variazione elettronica -molto karashò- su Beethoven. E ancora, visto che adesso si parla tanto di “Giorgione” Moroder, chi avrebbe avuto i coraggio di chiamare un ingegnere per imparare ad usare i primi modelli dl Moog e addirittura comporci musica?
Dopo tutto il tempo passato a sentirti senza riconoscerti, i pezzoni che mi mandavano in fibrillazione, mi piace ricordarti così, con qualche traccia, un ringraziamento a Robert Moog.

Donna Summer – I Feel Love
Scelta facile. Un pezzo fondamentale della disco music. Giorgio Moroder lavorava a Berlino come dj e componeva musica nel tempo libero; il suo spirito innovativo lo portano a conoscere Donna Summer e a collaborare. Pochi tempi dopo, Brian Eno, che soggiornava a Berlino con David Bowie, trovò questo singolo e si convinse che era il suono del futuro.

Wendy Carlos – March from a Clockwork Orange
Prima Walter, poi Wendy. Cambi di sesso direttamente dagli anni Settanta. E’ tra i pezzi che esprimono maggiormente la mia idea di Moog. Quinta traccia della colonna sonora di Arancia Meccanica, non sono riuscito a trovarlo da nessuna parte per metter il link: serve il disco. Lui (o Lei) è un pazzo.

Air – La Femme D’Argent
Prima traccia del capolavoro del duo francese, Moon Safari; artefici della colonna sonora del film Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola. Un viaggio che ti solleva da terra, note che ti scivolano addosso. Uno degli usi più leggiadri della nostra famosa tastiera.

Franz Ferdinand – Lucid Dreams 
Gli scozzesi dell’indie rock ricco e tremendamente orecchiabile. Non a caso i loro album sono pubblicati anche come cofanetti di singoli in dischi 45 giri. Nel loro terzo album Tonight, Lucid Dreams e la più nota, Ulysses, fanno uno spiccato uso del Moog modular.

 

Fermi tutti un attimo.

by Mister Squishy

Vediamo una rivista nascere, e poi la vediamo morire. Vediamo un gruppo come gli Arcade Fire che al terzo disco prende il volo e si getta nella massa. Ci serve una taglia XL per vestire la nostra sete di cultura. Ci serve l’irriverenza dei canadesi che svegliano i bambini porta per porta. Ci serve il conte che conta alla radio. Je suis la fille qui ne veut pas faire la fête. Non ci serve pensare che la musica abbia costo zero. Non ci serve vedere che qualcuno è bello (?) in foto per mostrare che è anche bravo (?) a fare politica. Non ci serve sapere che vince il più furbo in tutto. Non ci serve il nuovo album di Ligabue.

Critica al cinema contemporaneo.

by cispiollohc

Sofia Coppola è l’incarnazione del al mondo non servono i figli d’arte, lo è sempre stata e continua inesorabile a tirare fuori capolavori di cinema “cubista”. Perchè cubista? Riferimento alla bellezza artistica della corrente di inizio novecento, quella di Picasso per intenderci, ma solo per un fatto di come sono costruiti i suoi film, scomposti ecco, scomposti quasi da telefilm di Mtv, dove si sovrappongono le reali voci degli attori con altrettante voci fuori campo che non c’entrano proprio niente con il personaggio.

Perchè questa mia critica (sicuramente insensata a dire degli ultrà della Coppola) verso questa famosissima regista?

Perchè qualche giorno fa ho visto Bling Ring, il suo ultimo film, che vanta tra l’altro la partecipazione della più amabile Emma Watson.

Ok. Tralasciando la trama, che poteva anche essere accettabile (anche se un film su un articolo di Vanity Fair io non l’avrei mai nemmeno sceneggiato), la noia dilaga, dilaga nei dialoghi, nelle successioni di immagini, nelle riprese (perlopiù anni ’90 tutte uguali), dilaga nei sentimenti espressi, dilaga nei personaggi (tipica caratterizzazione di un film adolescenziale americano); non si capisce bene se il film doveva essere una commediuola riuscita male o una critica alla generazione moderna lobotomizzata da Social network, Google maps, sms, foto eccecc (di come se ne sentono tutti i santi giorni al telegiornale, si legge su internet appunto, si ascolta alla radio) da cui proprio la Coppola trae decisamente molto profitto e guadagno.

Definirei il film pura contemplazione di tutto ciò.. non ce n’era bisogno Sofia: non so come tu possa aver diretto Lost in Translation.

30 Luglio 2013: Ogni generazione ha i propri Joy Division.

by cispiollohc

Il titolo dice tutto? Si, decisamente.. è la prima e ultima cosa che mi è venuta in mente ieri sera mentre guardavo il concerto dei Soft Moon @ Live Rock Festival ad Acquaviva di Montepulciano.

Chi sono i Soft Moon?

Per chi non li ha mai sentiti dire, per chi vuole una semplice immagine e per chi non si fida del mio giudizio e gusto personale, si può visitare questo, questo e questo.

Per chi invece è uno di quelli pragmatici, insomma attento ai numeri, ai valori, alle cifre ci sono due album (s/t e Zeros) e un ep (Total Decay) all’attivo della band, concerti in tutto il mondo, una tournée fresca fresca in italia e in europa e una miriade di commenti positivi da tutta la stampa musicale.

Se infine siete interessati alla musica e non ai musicisti, ai suoni e non agli strumenti, alle emozioni e non alla tecnica potete benissimo farvi trasportare nel mondo lisergico del “Lato morbido della Luna”.

Minimalisti all’estremo per quanto riguarda acconciature, abiti e strumenti usati il trio di Oukland fa di un basso, una chitarra e una batteria la parte portante della loro musica un po’ “retro,”, che rimanda alla fine dei ’70 e gli inizi degli anni ’80, alla new-wave, al post-punk, ai Joy Division (appunto), ma anche al indie-rock più elettrico alla Placebo e all’industrial dei Nine Inch Nails.

In concerto? Beh, in concerto hanno bisogno solo di un synth in più da cui il cantante Luis Vasquez crea suoni distorti e magici che si instaurano benissimo all’interno della linea di condotta di basso e batteria anch’essi portati all’estremo della sperimentazione.

Io sono stato davvero bene, un’ora di balletto sul posto e movimenti “minimali” della testa che mi hanno reso partecipe di un lato ipnotico e intimo della musica al quale non avevo (quasi mai) preso parte nella mia vita precedente: i Soft Moon sono la linea di confine di tutto ciò che noi umani possiamo concepire.

(Ah, il vinile ha una copertina fantastica se non ve n’eravate accorti.)

Questioni di ispirazione.

by cispiollohc

Un concerto come quello di ieri sera è un buon punto di (ri)partenza per la scrittura.

Perché è giusto esporsi

by Mister Squishy

Perché è giusto esporsi

Perché è giusto segnalare e apprezzare. Perché l’eccentrico è sempre gradito. Perché altrimenti non avrei mai incluso queste nella sezione “esteticamente sensato”. Perché fa venir voglia di prendersi questi. Udite udite.

Lone signal

by Mister Squishy

Nasce l’hashtag per inviare i messaggi agli alieni. Macdonald’s ha eliminato definitivamente i cetriolini da ogni panino. Con Ryanair Dublino-Marte a € 19,99 fino al 25 settembre. Sarebbe un mondo migliore. Peccato che per oggi dobbiamo accontentarci della prima notizia. Già, la Terra chiama con #heartcalling via Twitter. Chi sarebbe il fortunato destinatario? Gliese 526, una stella nana distante 17,6 anni luce dal nostro pianeta. Già, una stella nana, un po’ lontana: oggi noi possiamo fare una fotografia -anche se un po’ sfuocata- di com’era lei ben 17,6 anni fa. Ha un nome un po’ brutto, quelle diavolerie da scienziati per catalogare la roba; menomale che c’è il suo vicino Arturo a consolarla nella stessa costellazione. Arturo è un bel nome. Diciamo che se nessuno dicesse niente su questo argomento, chiunque vorrebbe che Arturo leggesse la nostra posta, o i nostri post, o postasse qualcosa da leggere. Siamo di fronte a qualcosa di unico, un ardimento fondamentale per la conquista dello spazio, un passo avanti verso la completa conoscenza dell’extraterrestre. Infatti da adesso potremmo cinguettare fuori dalla crosta terreste, intasare bacheche di extraterrestri innocenti e magari anche rintracciare quel latitante di E.T. Ma allora cosa aspettate? Prendete tutti il vostro smartphone, o pc, o mac che sia, loggatevi su Twitter e inviate messaggi.
..

Vi viene in mente niente? Che ve ne pare di “Greetings to Gliese 526 from Singularity University. As you receive this, our computers have made us smarter, the better to understand you and the wisdom of the universe.“. Peccato che ci hanno già pensato loro, il cervello dietro a questa iniziativa; e sì trovate le parole giuste…mettetevi a pensare a cosa scrivere ad un alieno

Chissà magari il messaggio lo leggerà un essere super intelligente, o uno dei Daft Punk in gita per le galassie, o anche i mitici Jetson, o infine un organismo pluricellulare che se ne fregherà altamente. Ma che ve ne importa? Sbizzarritevi! Pensate dentro voi stessi a cosa vorrebbe sentirsi dire un alieno mediamente intelligente, uno che riesce a capire la differenza tra Destra e Sinistra. E chi potrebbe parlar solo degli errori dell’Uomo, chi evidenzierebbe i problemi ambientali, chi si lamenterebbe della scarsa reperibilità di materie prime, come il gelato al pistacchio. È un progetto interessante e potete così scavare nelle vostre interiora per giungere alla finale essenza del genere homo, alla presa di estrema consapevolezza, alla risoluzione di ogni interrogativo che fin dall’antichità ha turbato l’animo umano. Per chi non ha già fatto qualche conclusione, faccio notare che esiste già uno strumento potentissimo alla portata di tutti e davanti agli occhi di tutti. Chi lo conosce come Wikipedia, l’enciclopedia libera, non ha provato a cercare la voce Homo Sapiens, ma anche Uomo o Donna: c’è scritto quello che persone pescate a caso nel popolo di Internet hanno raccolto e tessuto su se stessi. Non metterò in dubbio tutti i fatti storici, biologici che ci hanno portato fino a  qui, ma lascerò a tutti la curiosa ricerca dei particolari più insoliti.

Un saluto: io sono Mister Squishy, Uomo, Specie Sapiens, Genere Homo e “senza essere comprovato da una fonte affidabile” posso affermare che il genere uomo parrebbe:

  • mostrare più coraggio e senso di avventura;
  • essere più competitivo ma anche più testardo della donna;
  • essere più sicuro di sé e accettare più facilmente di assumersi dei rischi;
  • avere maggiore autocontrollo, ma meno capacità emotiva delle donne;
  • essere più portati per le materie scientifiche, ingegneristiche e la tecnologia, ma meno per la letteratura e le materie umanistiche;
  • resistere di più alle tentazioni (per esempio a tavola);
  • essere meno dotati nell’esposizione dialettica/vocale, ma più capaci di una visione tridimensionale e spaziale degli oggetti.

AUG!

Sono in mare aperto

by Mister Squishy

C’è del vento. Soffia arrogante sui rami del fico, sui rami della magnolia, che sbeffeggia tutti con un letto di foglie estive ai suoi piedi. C’è la bandiera rionale che cerca di prendersi un po’ di fama, così nuova e poco tradizionale. C’è una nuvola che fa capolino dalla cima di un monte: se le fabbriche fanno vacanza lei prende il loro posto. Non un’anima per le strade, solo degli uccellini, che di anima chissà se ne anno, ma che di cantare non si finisce mai la voglia. Tutti al mare? Prendiamo il mare e mettiamolo qua, aggiungiamo Brian Eno e…